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Gli allestimenti
Ispirato ad un fatto realmente accaduto, lo spettacolo racconta la vicenda di una famiglia veneta negli anni precendenti la Prima Guerra mondiale. In un periodo di forte trasformazione, tra immigrazione, movimenti sociali ed echi di guerra, i rapporti familiari rimangono solidi, fondati non solo sulle tradizioni, ma soprattutto su sentimenti semplici e positivi. La lacerazione della guerra che disgrega le famiglie, porta con sé dolori mai dimenticati, ma non impedisce la costruzione di una solidità morale che ha consentito di resistere alle forti tensioni del Ventesimo Secolo. I contadini lasciano le campagne per spostarsi verso le fabbriche e verso lavori meno legati agli eventi stagionali, ma questo può voler dire abbandonare il paese natio, abbandonare gli affetti più cari e spesso emigrare verso realtà straniere. E questo è il caso anche della famiglia protagonista dell'opera, che segue il padre in Svizzera, a Wadensvill, paesino sul Lago di Zurigo, dove troverà lavoro come capomastro. La trama mostra la conflittualità insita dell'emigrante combattuto tra la necessità di tovare nuove prespettive per il suo futuro e il desiderio di non perdere il legame con la patria natia. Una conflittualità che si personifica nelle figure dei genitori: Matteo, pieno di vigore ed ansioso di incontrare nuove realtà, e Giulia, madre scrupolosa e riflessiva che teme l'impatto con le popolazioni di altre tradizioni e culture.
Tra di loro si inserisce la figlia,
Giulia, vera protagonista della piece, che incarna la spontaneità
e la facilità con cui i bambini riescono a integrarsi ed ad accettare
i cambiamenti anche più radicali.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale constrnge ancora di più
la giovane famiglia a confrontarsi con l'idea di "patria".
Il conflitto li pone infatti di fronte ad una scelta lacerante,
al di là delle prese di posizione ideologiche: ignorare la "chiamata
alle armi" degli italiani e rimanere "neutrali",
in una nazione sicura con un avvenire sereno, ma "abbandonando"
per sempre il proprio Paese; oppure ritornare, manifestando tutto
l'attaccamento e l'amore per i propri concittadini, anche a rischio
della propria vita e anche se non si comprendevano fino in fondo
le ragioni di tanta violenza. La decisione, che oggi ci sembra
forse assurda ed illogica, è quella di rientrare in Italia. Matteo,
arruolato nell'esercito, è il simbolo di tutti queis giovani soldati
che lontani dalle spinte irredentiste di cui capisono solo in
parte le motivazioni politiche, rimangono fortemente legati alla
famiglia, verso cui dimostrano appassionatamente il loro amore.
L'epilogo risulta uttavia tragico. Matteo alla prima uscita verso
il fronte, mentre sta sorseggiando un bicchiere d'acqua purissima
ad una fontana dei suoi monti, nel massiccio del Pasubio, viene
raggiunto a morte da una pallottola di un cecchino nemico.
La trama finisce qui, ma la storia umana continua nella memoria
della figlia, che ormai vecchia rimane ancorata al ricordo di
un padre che non è mai riuscito a finire di raccontarle la fine
di una favola: la favola dell'Uomo delle Dodici Colombe. Per lei
la morte prematura del padre è come un filo sospeso, un'opera
non finita, ma nello stesso tempo diventa valore e insegnamento
che la rendono forte e serna per il futuro.
| Contenuti speciali | Album fotografico |
| Pieghevole di scena | |
| Clip video | |
| Lingua | Italiano |
| Durata: | 1h e 30min |
| Esigenze Tecniche | Palcosecnico o pedana 6x4 m minimo |
| Potenza
elettrica richiesta: |
Minima:
3Kw in 220V Consigliata: 10Kw in 380 V |