LA SAGGIA FOLLIA DEI SOGNATORI: 40 ANNI D’AMORE PER IL TEATRO

SCHIO TEATRO OTTANTA 1980-2020

… non mi lascerà più

il respiro

del palcoscenico:

ho perso la passione

e mi è rimasto solo

l’amore,

l’amore per il teatro.

Oggi più che mai ci piace perseguire il senso di un Teatro che sia sogno e che sia folle, un’agorà civile e culturale, un Teatro aperto a tutti, che sia spazio delle Arti, e attraverso di esse diventare partecipazione di pensieri, sentimenti, utopie, sogni. Un compleanno è una tappa. Quella di essere dentro un innovativo percorso formativo ed artistico per appassionati amanti di ogni età: e vivere l’arte teatrale in tutta la sua ricchezza.

Tra tradizione e sperimentazione, Schio Teatro 80, club volitivo e creativo, lavora per portare consapevolezza e avvicinare al teatro ogni generazione attraverso attività diverse anche da un punto di vista linguistico: allestimenti nella melodiosa ed elegante lingua veneta, corsi e laboratori di arte drammatica per piccoli e grandi, corsi di fotografia teatrale e di dizione, formazione-informazione teatrale, spettacoli di innovazione, grandi classici, teatro di impegno civile, teatro greco classico e teatro del corpo.
“Siamo molto legati alla nostra terra, la portiamo nel nome. Ci caratterizzano fatica e tenacità, ci muove una forte passione. Per il teatro possiamo perdere la testa”

Il progetto teatrale di Schio Teatro Ottanta, arrivato oggi ai suoi 40 anni poggia su un’idea, su un modo di fare teatro, su un intendimento e uno svolgimento originale. Nasce e cresce dal sogno concreto di Antonio Balzani e Pietro Bertoncini. Non è de-limitato da un unico linguaggio ma racconta una maniera di essere lunga 40 anni. Racconta di un proprio stile nel privilegiare la creatività e del gusto della ricerca della qualità. Racconta del teatro come palcoscenico interiore, luogo mentale di integrazione culturale, strumento per inter-venire, provocare cambiamenti e trasformazioni in una situazione, in una persona, in un gruppo.

Affinché facendo Teatro, e facendolo bene, con studio, dedizione e impegno, si impari a NON recitare.

Nell’analizzare il pensiero e l’idea di valore che orientano l’espressione artistica di una Compagnia teatrale così longeva come Schio Teatro Ottanta, che evidentemente sa continuamente trasformarsi in qualcosa di tenacemente nuovo ed affascinante, ci aiuta articolare una riflessione su alcuni elementi creativi che ne descrivono parte del carattere: il sogno, la follia e la verità.
Il privilegio di cui sentiamo di godere è quello di vivere un sogno: perché questo è recitare. Smettere di inseguire i sogni, ma esserci nel sogno, viverlo, obbedire alle sue regole ruvide e incomprensibili, reagire ai suoi stimoli, mettersi in viaggio alla scoperta di nuovi personaggi interiori.
Il teatro, come il sogno, vive di effimero e di linguaggio simbolico. Proprio come sulla scena teatrale, anche all’interno del viaggio onirico, possiamo incontrarci-scontrarci con le varie forme del nostro mondo interno. Che è spesso un mondo incomprensibile, a volte socialmente impresentabile, quindi gelosamente custodito e celato.
Utilizziamo il teatro come strumento che ci consente di scoprire il villaggio fantastico della nostra realtà intima per dare voce ai personaggi interiori che, attraverso la drammatizzazione, riescono a diventare dei compagni di viaggio nella vita quotidiana.

Fare teatro è una prova di vita che ti viene offerta quando meno te l’aspetti. Tra gli associati di Schio Teatro Ottanta ci sono bambini, ragazzi e ragazze molto giovani o persone mature, professionisti e studenti, insegnanti, avvocati, commercianti, molti ingegneri. Quel che conta non è la professione ma è ciascuno di noi, la nostra unicità. Probabilmente abbiamo deciso di metterci in gioco spinti da motivi che vanno oltre la semplice curiosità di fare una nuova esperienza. Forse perché salire sul palcoscenico è il sogno di una vita o la più grande paura… perchè si vogliono conoscere nuove persone o ancora perché si ha voglia di emozionarsi, di giocare…
Si, giocare! Perchè il teatro è uno dei giochi più seri, che richiede impegno, soprattutto con te stesso. Devi permetterti di esplorarti, di ascoltarti. Devi scoprire quello che sei in grado di trasmettere con i tuoi movimenti, con il tono della tua voce, con la tua energia emotiva, con il tuo sguardo.

Il teatro aggiunge fantasia e brividi alla tua vita, ti scuote dalla routine, dalle tue sicurezze. E sempre di più è proprio di questo che abbiamo bisogno: di scuotere il nostro assetto e testare gli apparati di sicurezza. Per valutare il pericolo, in un contesto sicuro.

E il pubblico?
Il teatro lascia lo spettatore con una sensazione di serenità quasi irreale, e per una buona mezz’ora dopo lo spettacolo ci si sente come se stessimo volando. Come se stessimo, per l’appunto, in sogno. Diversi da come siamo entrati solo un’ora prima. Ma poi ci rassettiamo. Torniamo al nostro mondo, alla nostra “zona di comfort” accusandoci di essere stati dei folli.
Ed è proprio su questa sensazione di sentirsi folli, che i grandi drammaturghi hanno basato buona parte della loro poetica. La pazzia e l’assurdo che si respirano in tante opere teatrali sono camaleontici, trasformisti, sono tragici o buffi, debole scintilla o fuoco distruttore.

Nello spettacolo teatrale ci si immerge nella follia, compiendo un viaggio divertente e inaspettato in cui, in un gioco di metamorfosi improvvise e di salti illogici, si materializzano sulla scena i più famosi personaggi, tanti “buffoni” che si spogliano per dirci finalmente il vero e ci raccontano follie d’amore, follie nate dall’odio e da sete di potere.
E tu, caro pubblico, devi farti attraversare dalla follia, metafora dell’indecifrabile, dell’indicibile, dell’ambiguità della vita, dei sentimenti, delle emozioni, delle passioni; quasi che solo le parole della follia (e del folle) possano dire ogni cosa.
Entrare nel gioco del teatro è percorrere la follia e raccontarla. Perché entrare in una condizione di “pazzia” è essenziale per risalire ad uno stadio più elevato della comprensione e del pensiero: Amleto si finge pazzo per scoprire la realtà sull'assassinio del padre, follia simulata per poter aspettare il momento giusto e colpire l’avversario; ma c'è chi, come Ofelia, non è più in grado di uscirne e soccombe, sotto il duplice choc del rifiuto di Amleto e dell’uccisione del padre da parte dell'uomo amato; così l'accecamento permette a Tiresia di vedere ciò che ai suoi occhi razionali era nascosto, così la pazzia permette di riconoscere la fedeltà o l'ipocrisia.

“Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici.
Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici, per sospendere, per un eterno istante, il senso del limite.

È un po’ l’effetto della risata sul pubblico a teatro: quella possibilità di lasciarsi andare che unisce le disparità degli uomini in un unico slancio di libertà ritrovata. Il miracolo della risata che placa ansie e rancori. Il furore della risata che smaschera i nostri tabù e la nostra alienazione.
Quel riso autentico e vero, Schio Teatro Ottanta non vuole perderlo. Ci porta gioia. Penetra nei cuori, abbatte le barriere restituendo al teatro la sua vocazione popolare. Quel teatro, Schio Teatro Ottanta non vuole abbandonarlo.

Ecco perché ci piace perseguire con forza il senso di un Teatro che sia sogno e che sia folle, un’agorà civile e culturale, un Teatro aperto a tutti, che sia spazio delle Arti, e attraverso di esse diventare partecipazione, di pensieri, sentimenti, utopie, sogni.

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