29 Febbraio ore 11.00 – Patronato San Giuseppe di Lugo di Vicenza (VI) – 76847

 

76847 è un numero. Ma non è un telefono o un codice o una sequenza. È qualcosa di terribile che è stato tatuato per sempre nel braccio di una donna rinchiusa in un campo di sterminio nazista. Dietro quel numero c'è nome e una storia.
Il nome è Giuliana Tedeschi, un'insegnante di lettere di un liceo di Torino, che viveva serenamente la propria vita tra i tanti amici e parenti e che improvvisamente viene scossa da un problema che per lei non era mai stato tale: essere ebrea.
La sua storia, che viene raccontata in questo breve spettacolo, prende avvio dal momento dell’arresto, strappata dal suo lavoro e dai sui affetti per essere rinchiusa ad Auschwitz. Qui inizia l'inferno, la spersonalizzazione, l'attribuzione di quel numero che vuole far dimenticare l'umanità del prigioniero. Giuliana viene impiegata alla raccolta delle scarpe dei destinati alle camere a gas. Tra brutalità e violenze, riesce a sopravvivere, a ritornare in patria e a riprendere la sua attività di insegnante.
Per molti anni non dirà niente della sua tragica esperienza, solo successivamente, spinta dai suoi allievi, scrive un libro per non dimenticare dal titolo “C'è un posto della terra”.
Elena Righele si è ispirata a questo testo e ha elaborato un pezzo di teatro danza.
nemmeno una parola, a parlare è il corpo, per trasmettere tutto il dolore, la passione, la forza e l'umanità che sta dietro quel numero: 76847.
La narrazione di “76847” racconta che la violenza non ha confini, né età né contesto storico e colpisce le donne e i loro figli, che sono figli di tutte le donne. Tante scarpe, scarpe di deportati, ed in mezzo un paio di scarpe di bimbo o di bimba, su cui la pietà di una donna sopravvissuta allo sterminio nazista posa un fiore, grazia e amore infinito nella brutalità della morte.
“76847” pone al centro l'espressione corporea in una virtuosa contaminazione artistica dei diversi linguaggi teatrali.

 

 

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