20 Gennaio ore 20.30 – Teatro Parrocchiale di Magré di Schio (VI) – L’uomo delle dodici colombe

Ispirato ad un fatto realmente accaduto, lo spettacolo racconta la vicenda di una famiglia veneta negli anni precedenti la Prima Guerra mondiale. In un periodo di forte trasformazione, tra immigrazione, movimenti sociali ed echi di guerra, i rapporti familiari rimangono solidi, fondati non solo sulle tradizioni, ma soprattutto su sentimenti semplici e positivi. La lacerazione della guerra che disgrega le famiglie, porta con sé dolori mai dimenticati, ma non impedisce la costruzione di una solidità morale che ha consentito di resistere alle forti tensioni del Ventesimo Secolo. I contadini lasciano le campagne per spostarsi verso le fabbriche e verso lavori meno legati agli eventi stagionali, ma questo può voler dire abbandonare il paese natio, abbandonare gli affetti più cari e spesso emigrare verso realtà straniere. E questo è il caso anche della famiglia protagonista dell'opera, che segue il padre in Svizzera, a Wadensvill, paesino sul Lago di Zurigo, dove troverà lavoro come capomastro. La trama mostra la conflittualità insita dell'emigrante combattuto tra la necessità di trovare nuove prospettive per il suo futuro e il desiderio di non perdere il legame con la patria natia. Una conflittualità che si personifica nelle figure dei genitori: Matteo, pieno di vigore ed ansioso di incontrare nuove realtà, e Giulia, madre scrupolosa e riflessiva che teme l'impatto con le popolazioni di altre tradizioni e culture.

Tra di loro si inserisce la figlia, Maria, vera protagonista della pièce, che incarna la spontaneità e la facilità con cui i bambini riescono a integrarsi ed ad accettare i cambiamenti anche più radicali.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale costringe ancora di più la giovane famiglia a confrontarsi con l'idea di "patria". Il conflitto li pone infatti di fronte ad una scelta lacerante, al di là delle prese di posizione ideologiche: ignorare la "chiamata alle armi" degli italiani e rimanere "neutrali", in una nazione sicura con un avvenire sereno, ma "abbandonando" per sempre il proprio Paese; oppure ritornare, manifestando tutto l'attaccamento e l'amore per i propri concittadini, anche a rischio della propria vita e anche se non si comprendevano fino in fondo le ragioni di tanta violenza. La decisione, che oggi ci sembra forse assurda ed illogica, è quella di rientrare in Italia. Matteo, arruolato nell'esercito, è il simbolo di tutti quei giovani soldati che lontani dalle spinte irredentiste di cui capiscono solo in parte le motivazioni politiche, rimangono fortemente legati alla famiglia, verso cui dimostrano appassionatamente il loro amore.
L'epilogo risulta tuttavia tragico. Matteo alla prima uscita verso il fronte, mentre sta sorseggiando un bicchiere d'acqua purissima ad una fontana dei suoi monti, nel massiccio del Pasubio, viene raggiunto a morte da una pallottola di un cecchino nemico.
La trama finisce qui, ma la storia umana continua nella memoria della figlia che, ormai vecchia, rimane ancorata al ricordo di un padre che non è mai riuscito a finire di raccontarle la fine di una favola: la favola dell'Uomo delle Dodici Colombe. Per lei la morte prematura del padre è come un filo sospeso, un'opera non finita, ma nello stesso tempo diventa valore e insegnamento che la rendono forte e serena per il futuro.

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